A Trapani cresce la tensione sociale per i ritardi negli esami istologici, con 356 pazienti coinvolti e almeno 20 nuovi casi gravissimi emersi. Il ritardo nelle diagnosi ha spinto molti a cercare cure fuori provincia, aumentando i disagi economici e psicologici. La fiducia nei medici locali è in calo, con il personale sanitario che percepisce diffidenza.
L’ex sindaco di Marsala e medico in pensione, Alberto Di Girolamo, denuncia l’assenza di un ospedale oncologico in provincia, costringendo i pazienti a spostarsi: «La maggior parte si sta curando fuori provincia, con tutti i problemi sia economici che di stress, e in centri oncologici come è giusto che sia». Un medico, che preferisce rimanere anonimo, conferma a Repubblica che l’80% dei pazienti ricevuti ha una diagnosi tardiva e metastatica, con poche speranze di cura.
Molti pazienti si chiedono se una diagnosi precoce avrebbe potuto cambiare il loro destino. Alcuni stanno valutando una class action e diversi studi legali offrono assistenza per richieste di risarcimento. Nel frattempo, l’unico centro radioterapico attivo nella provincia è a Mazara del Vallo, dopo la chiusura della convenzione con la clinica Santa Teresa di Bagheria nel luglio 2024. Dall’internalizzazione del servizio, nel 2024 si sono registrati 6.653 trattamenti tra chemio e radioterapia, ma i dati del 2025 post-scandalo sono ancora in elaborazione.
Le opposizioni, tra cui M5S e PD, propongono un fondo per le famiglie colpite, per coprire le spese mediche. La forzista Margherita La Rocca Ruvolo (Forza Italia) suggerisce di destinare a questo fondo 1,5 milioni stanziati per la stabilizzazione dei comandati. La proposta sembra avere un ampio consenso politico.