Anche gli ex condannati per favoreggiamento alla mafia, quando vogliono, sanno essere eleganti. Anche i perseguitati dai professionisti dell’antimafia conoscono il galateo della politica. Totò Cuffaro, il leader della Dc ostracizzato da Caterina Chinnici, sputtanato da Carlo Calenda e trattato come un appestato anche dai tenorili cantori del garantismo – come Schifani – ha risposto con compostezza sia ai leader del centrodestra che lo hanno lasciato solo sia a un’anima bella, come Santa Caterina dei Misteri, che ha posto il veto non per affermare un principio di legalità ma per eliminare un concorrente. Se Forza Italia avesse accettato di imparentarsi con Cuffaro, quasi certamente il candidato della Dc – non programmato per le dimissioni come Falcone o Tamajo – sarebbe schizzato in alto e la Chinnici non avrebbe più avuto la certezza di riagguantare il seggio.
Giuseppe Sottile
in Operette immorali
Un bluff travestito da zelo antimafia
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