Si sa: ogni problema, lasciato a bagnomaria, finisce per imputridire. Comincia a sgretolarsi anche l’entusiasmo che si era creato attorno alla riconferma di Marco Betta a sovrintendente del Teatro Massimo. La cosa sembrava fatta ma i tempi si sono allungati. Il presidente della Regione ha trovato qualche foglia da rimasticare e si sarebbero appannate anche le certezze del ministro della Cultura, Alessandro Giuli. L’indecisione lascia ovviamente spazio a invidie e rivalse. Betta, un musicologo di grande spessore, avrà pure fatto qualche errore: governare oltre quattrocento dipendenti non è facile. Avrà reclutato un numero eccessivo di consulenti e avrà anche ceduto a un certo “populismo musicale”, come sostiene chi non lo ama. Ma Palermo e il Massimo non possono immolarlo sull’altare delle maldicenze. Sarebbe un’offesa alla città e a tutti gli uomini di cultura.
Giuseppe Sottile
in Operette immorali
Cosa nascondono i ritardi sul Massimo
Il sovrintendente Marco Betta
alessandro giulimarco bettateatro massimo
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