Altro che sinedrio…
Asp non mangia Asp

Doveva essere un sinedrio. I precedenti – soprattutto quelli di Villa Sofia, dove il vertice dell’ospedale è stato destituito in ventiquattr’ore – deponevano male per Ferdinando Croce, il manager dell’Asp di Trapani convocato dal presidente della Regione per spiegare come mai il risultato di un esame istologico fosse stato consegnato ad una paziente di Mazara dopo otto mesi, quando il tumore aveva provocato già altri danni. Ma Croce ha varcato la soglia di Palazzo d’Orleans con la spocchia tipica dei patrioti: quella che assegna una sorta di impunità alla Santanché, a Del Mastro, ai Balilla e a tanti gerarchi di Fratelli d’Italia. Altro che sinedrio. A Croce sono state perdonate omissioni e bugie. Gli ha fatto da spalla Daniela Faraoni, divenuta assessore alla Sanità dopo avere governato per sette anni..

Uno scontro fra titani
sui ruderi della sanità

Il giornalismo d’inchiesta – quello eroico e straordinario – purtroppo tace. Si è perduto nel labirinto dei sospetti e non riesce a cavare un ragno dal buco. Di conseguenza non conosceremo mai il nome del Grande Truffaldo che, con un trucco da magliaro, ha rapinato all’Irfis un milione e mezzo di euro. Peccato. In compenso la cronaca – quella viva e palpitante – dedica fiumi di inchiostro a uno scontro titanico tra due colossi delle istituzioni. Palazzo d’Orleans da un lato e la Corte dei Conti dall’altro lato dibattono da giorni sul numero dei letti di terapia intensiva che la Regione avrebbe dovuto realizzare e che sono rimasti invece a mezz’aria. Chi vincerà? Chiedetelo, se ne avete il coraggio, a Maria Concetta Gallo, la paziente di Mazara che ha aspettato..

Misteri da risolvere
Pataccari cercansi

Chi è il Gran Truffaldo che ha rifilato all’Irfis – la banca della Regione – una carta falsa dal valore di oltre un milione e mezzo di euro? Si sono mobilitate procure e Corte dei Conti; indagano carabinieri, finanzieri, squadre di appuntati e brigadieri, ma dell’uomo mascherato non è stato tracciato ancora nemmeno un identikit. Altrettanto ruvida e pesante la cappa di mistero che protegge il deputato a servizio della cosca mafiosa di Terrasini. Si sa solo che non è Alessandro Aricò: “Ovviamente non sono io. E adesso spero che quel nome salti fuori”, ha tagliato corto l’assessore regionale di Fratelli d’Italia. Investigatori, corpi speciali e le forze – sempre vigili, va da sé – dell’antimafia brancolano nel buio. Forse bisognerebbe richiamare in servizio i gloriosi pataccari del cosiddetto giornalismo..

La violenza della Sanità
sulla paziente di Mazara

Persino nella Bibbia, che è il libro più austero, c’è un accenno alla leggiadria e alla gentilezza. Nel Salmo 29 – “Hai trasformato in una danza il mio tormento” – si coglie addirittura un richiamo alle buone maniere. Bene. Chi si è ricordato in Sicilia di Maria Cristina Gallo, l’insegnante di Mazara che, in attesa dell’esame istologico arrivato dopo otto mesi, è stata devastata dalle metastasi di un tumore? Poteva andare a farle visita e a chiederle scusa il capo dell’Asp di Trapani, Ferdinando Croce, ma il manager ha preferito esercitarsi nelle bugie necessarie per oscurare lo scandalo. Poteva anche andare l’assessore alla Sanità, Daniela Faraoni, ma a una burocrate del suo calibro basta annunciare un’ispezione e il gioco è fatto. Ci è andato Giorgio Mulè, siciliano di Mazara e..

Giorgia M, il Balilla
e il monito di Musil

Fino a quando sopporteremo la spocchia della Santanché, il bau bau della Montaruli, l’arroganza di Del Mastro o le spregiudicatezze del Balilla, l’assessore siciliano del Turismo che ha elargito 23 milioni di euro in pubblicità a Mediaset, alla Rai e ai giornali di Urbano Cairo? Giorgia Meloni tiene alta la postura del vincitore. Il popolo sovrano le ha assegnato un consenso di quasi il 30 per cento e i suoi uomini indossano la legittimazione come una corona: “Dio ce l’ha data, guai a chi ce la toglie”. Fino a quando? Robert Musil, lo scrittore che visse sulla propria pelle la straripante ascesa di Adolf Hitler, fu facile profeta della sua caduta e della sua rovina. “Arriva sempre un momento – si legge ne ‘L’uomo senza qualità’ – in cui la..

Sanità e il nodo tariffe:
le furbizie della Faraoni

Il presidente della Regione fa di tutto per tenere il punto. E per non deludere le strutture convenzionate ha messo addirittura altri milioni nel piatto delle trattative. Ma la furbissima Daniela Faraoni, assessore della Sanità, fa orecchio di mercante. Quei soldi dovrebbero servire per rivalutare le tariffe (di fame) che costringono i laboratori a lavorare sottocosto, ma lei – la tecnocrate passata dall’Asp al vertice di piazza Ziino – tenta di dirottarli sull’aggregato: un trucco come un altro per garantirsi il maggior numero di prestazioni senza incidere sulla remunerazione delle singole voci. La ex manager vuole dare prova di efficienza. O di spavalderia. Lo dimostra il fatto che le organizzazioni di categoria avevano segnalato quarantacinque tariffe da rivalutare, ma l’assessorato ne ha preso in considerazione – e male – appena..

L’assessore Faraoni
e la sfida alla politica

Ricordate Jap Gambardella, il ganzo de “La grande bellezza” magistralmente interpretato da Toni Servillo? “Io non volevo solo partecipare alle feste, io volevo avere il potere di farle fallire”. A Daniela Faraoni, assessore regionale alla Sanità, il ruolo di tecnocrate probabilmente sta stretto. Chiamata a chiudere la trattativa con i laboratori convenzionati – flagellati da un tariffario che rischia di portarli alla chiusura – si è messa subito di traverso ed è riuscita ad affondarla. Il presidente della Regione, Schifani, aveva promesso ogni possibile aiuto. Ma lei – la manager promossa al vertice di Piazza Ottavio Ziino – si è trincerata dietro i suoi cavilli e ha polverizzato quasi tutti gli impegni assunti dal Governatore. Lei – per dirla con Gambardella – non vuole solo partecipare al gioco politico, lei..

Una risposta di popolo
alle minacce di Donald

No, non si è svegliata l’Europa di Ursula von der Leyen. E non si è svegliata nemmeno la nostra vecchia politica, stordita dalle tambureggianti aggressioni di Donald Trump e dai filibustieri, come Elon Musk, che vorrebbero quanto prima scardinare le democrazie dell’Occidente. Le elezioni tedesche – con la vittoria della Cdu, e l’innegabile affermazione della destra neonazista – hanno dimostrato soprattutto che si è svegliato il popolo. Sì, quel popolo che fino all’altro ieri – e non solo in Italia – si mostrava così stanco e sfiduciato da disertare in massa le urne. Sarà stata la paura delle nuvole nere lanciate da quella nave ubriaca che è la Casa Bianca di Trump, o il terrore di ritrovarsi sul collo l’oppressione zarista di Putin, sta di fatto che domenica l’84 per..

Tra Trump e Schifani
c’è di mezzo Gongora

In questo ardere e gelare in cui il mondo è precipitato, che ne sarà di noi sicilianuzzi stretti tra un Mediterraneo in subbuglio e un’Europa annichilita dalla paura? Veniamo lampeggiati dalla torva teatralità di Trump, dall’aggressività di Elon Musk e dai giochi proibiti di una oligarchia di tecnocrati che vuole impadronirsi del mondo. Ci spaventa il delirio di un potere, quello americano, che ogni giorno tenta di rovesciare le nostre certezze e i nostri valori, trasformando i carnefici in vittime. Chi ci difenderà? Lo smarrimento di Giorgia Meloni non ci rassicura e ogni altra emergenza sembra passare in second’ordine: persino la siccità che ci ha afflitto fino all’altro ieri. Quando il tempo si fa nero – annotava Luis Gongora – ogni caduta diventa un precipizio. Ci rifletta Schifani: nemmeno la..

Sanità, come il potere
azzera le competenze

Ovviamente aveva tutti gli elementi per decidere. Aveva guidato quella formidabile macchina di potere per sette anni; aveva deciso ogni promozione e ogni retrocessione; conosceva ogni piega di bilancio e anche i segreti annidati dentro ogni stanza della sua ricchissima Asp, quella di Palermo. Era pertanto lecito aspettarsi che Daniela Faraoni, promossa a gennaio assessore regionale della Sanità, nominasse subito – come primo atto di governo – il manager destinato a raccogliere la sua eredità negli uffici di via Cusmano. Invece, dopo un mese, il vertice dell’Asp è ancora vacante. Con tutte le inefficienze e i ritardi che l’assenza di un coordinamento comporta. Evidentemente la dottoressa Faraoni aspetta le decisioni della politica: quel rito esoterico che trasforma in attrezzi di scena tecnici, manager e ogni sedicente esperto dell’irredimibile sanità siciliana.

Gerenza

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