I settanta deputati dell’Ars vengono pagati profumatamente ma non hanno un disegno di legge da discutere né un dibattito da affrontare: vivono da nullafacenti, come i divanisti del reddito di cittadinanza. Potrebbero dormire tutto il giorno ma devono combattere con le bizze spagnolesche – “cervantine e riberesche”, le avrebbe chiamate Giuseppe Antonio Borgese – di Renato Schifani, presidente di un governo che non governa. Il quale, anche lui nullafacente, tende a impicciarsi di cose che non gli appartengono e perciò saltella da Palazzo d’Orleans a Palazzo dei Normanni. Dove vede in ogni angolo il fantasma di Gianfranco Miccichè, il suo diavolo, e crede che tutti gli uomini che lavorano lì dentro siano suoi nemici. Pensate: vorrebbe cacciarli tutti in un colpo solo. A cominciare dal segretario generale. Credetemi, le preghiere non bastano più. Serve un esorcista.
Giuseppe Sottile
in Operette immorali
Al palazzo dell’Ars serve un esorcista
Sala d'Ercole. Al centro i presidente Schifani e Galvagno. I deputati non brillano in quanto a iniziativa legislativa
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