Sono stati turlupinati, depredati, criminalizzati e chiusi in un lazzaretto come appestati. Eppure i reduci della Dc cuffariana sono ancora dietro la porta di Palazzo d’Orleans a chiedere, col cappello in mano, l’elemosina di un posticino nella magica casa del potere regionale. Ma il governatore Renato Schifani, da neofita del moralismo, si ostina a non aprire i battenti; e, come il Minosse dantesco, giudica e manda tutti all’inferno. Si è scordato che, per tre anni, il reprobo Totò Cuffaro è stato il suo più leale e fedele alleato: si spartivano il sonno. E si è scordato pure delle promesse fatte quando – in un’Assemblea avvelenata dai franchi tiratori – ha chiesto ai sei deputati del gruppo malfamato di votare a favore della traballante Finanziaria. S’è incassato i voti e buonanotte ai suonatori. Così vanno le cose nella Sicilia dei gattopardi e dei perdenti.