Non c’è più in Sicilia una società civile interessata alle vicende della politica. Non ci sono più intellettuali pronti a scendere nell’arena, ad aprire un confronto col potere, a chiedere conto e ragione delle scempiaggini più arroganti. Il cosiddetto popolo sovrano non applaude e non si indigna: si è barricato nella propria indifferenza e macina solo disprezzo, quasi ripugnanza. Ma anche la classe politica si è asserragliata nella propria spocchia. Maggioranza e opposizione non riescono a guardare oltre i confini dei palazzi: si abbracciano e si pugnalano tra loro; si concedono in totale accordo prebende e privilegi; si epurano e si assolvono a vicenda. E se un povero cristo muove una critica o solleva uno scandalo loro francamente se ne infischiano. Continuano a chiamarla democrazia ma quella che i siciliani hanno davanti è solo una lobby, una casta, un clan.